Vuoi Licenziare la Colf o la Badante Senza Grattacapi? Ecco 3 cose che- se le sai- fanno la differenza

By | giugno 10, 2016

colf licenziamentoIn questo post riporto, con qualche rivisitazione un articolo che ho pubblicato in Zoffolipasini

(1)(2)(3) pillole per il sonno (anche se non ne hai bisogno ora ti potranno servire domani)

La domestica che si mette in malattia durante il preavviso

Il lavoro svolto nelle mura domestiche da parte di governanti, colf, badanti, babysitter e lavoratori domestici in genere, è regolato da norme del tutto similari a quelle del lavoro in azienda.

Vi sono, però, alcune differenze legate alla particolare tipologia del datore di lavoro: nell’ambito domestico il datore è il nucleo familiare, con tutte le dinamiche e gli equilibri che ciò significa e comporta. Se ci pensi, infatti, il lavoro domestico viene svolto in un contesto di tipo familiare, dove si instaura un rapporto più che di fiducia. Per questo alcune tutele a favore del lavoratore sono più sfumate rispetto a quelle previste per la generalità dei lavoratori.

L’esempio più evidente riguarda la regolamentazione del licenziamento, che prevede meno vincoli per il datore di lavoro.

Ed è proprio di questo di cui voglio parlare.

Come al solito, ti darò istruzioni pratiche e operative, senza fare filosofia o discorsi complessi privi di applicazione pratica.

Licenziare una colf o una badante non è semplice come molti dicono

Prima cosa da fare per non cadere in Errore: (METTITELO IN TESTA E NON DIMENTICARLO MAI )

(1)“Il licenziamento si fa in maniera Scritta e deve essere consegnato al lavoratore in modo da avere la prova di consegna. Non va bene mandare un sms, una mail o un fax….
Si scrive la lettera su un foglio di carta e una copia la devi consegnare alla colf. La puoi consegnare a mano, facendoti firmare la copia che trattieni oppure spedendo la lettera alla domestica, con raccomandata con ricevuta di ritorno.”

Ma cosa devo scrivere?

In pratica, nello speciale rapporto domestico non è necessario indicare le motivazioni di licenziamento a meno che non si voglia procedere ad un licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo (il cui procedimento e la cui applicazione al rapporto domestico richiederebbe un post a parte).

…..E visto che me lo chiedi… ti fornisco uno spunto per il contenuto della tua lettera (2), che puoi riprendere e copiare tranquillamente,
Con la presente, le comunico il licenziamento dal rapporto di lavoro in atto. La cessazione avverrà il____________, al termine del periodo di preavviso contrattualmente previsto.
Tu devi solo impostare l’intestazione e la formula di chiusura e di saluti.

Questa formula è quella che prediligo e uso SOLO quando i rapporti tra datore e lavoratore sono distesi e BUONI.

Infatti l’errore che fanno i Patronati, i Consulenti-medi e il faidatesòtuttoio è quello di inviare una bella lettera di licenziamento condita di tanti bei riferimenti e, come il mio esempio qui sopra, indicando che verrà rispettato il periodo di preavviso ANCHE in quei rapporti in cui vi sono frizioni, tensioni e scaramuccie con la colf. Ma questo è un errore.

 

colf licenziamento buccia bananaLe 3 bucce di banana da schivare (3): il preavviso lavorato, la consegna a mano della lettera e la malattia della colf o badante

Permettimi di raccontarti che cosa è successo, la scorsa settimana, ad un mio cliente.

Voleva licenziare la badante della mamma, ma mi ha chiamato perché non si fidava di quanto gli stava consigliando un patronato.

Il patronato gli aveva fatto preparare la lettera di licenziamento con preavviso. Poi il mio cliente ha provato a consegnarla alla lavoratrice, che però si è rifiutata di riceverla. A quel punto ha inviato la lettera con posta raccomandata.

Nel frattempo la lavoratrice si è messa in malattia!

Lui appena ha ricevuto il certificato medico di malattia, ha contattato il Patronato. Che a quel punto (prendendo un abbaglio!) gli ha detto che doveva rifare d’accapo tutta la procedura, perché “il licenziamento in costanza di malattia non è valido”.

Come si può evitare una situazione del genere?

E’ possibile non aver questi pensieri e problemi? Questi “mal di pancia”? Queste seccature?

Ti illustro quello che ho detto al mio cliente e che la mia esperienza mi ha insegnato.

Non ti farà passare il mal di pancia, ma almeno ti consentirà di aver qualche problema in meno.

  • Un errore è stato quello di prevedere, nella lettera di licenziamento, il periodo di preavviso lavorato. Nei casi poco chiari, dove i rapporti tra datore e colf non sono proprio idilliaci e sereni, il mio consiglio è quello di pagare l’indennità di preavviso ed esonerare il lavoratore (colf badante babysitter etc) dal dover venire a lavorare.
  • Un altro errore è stato quello di tentare di consegnare la lettera di recesso senza alcun testimone.
    Ricorda: ”Quando, in orario di lavoro, il lavoratore rifiuta di ricevere la lettera di licenziamento, chiama una terza persona come testimone che potrà confermare quanto accaduto. Poi invia la lettera di licenziamento che non ha voluto ricevere a mezzo a.r., magari indicando e contestando che non ha voluto ricevere la comunicazione di recesso.” A questo punto se il lavoratore si vuol mettere in malattia,  il suo medico curante dovrà valutare attentamente se vi sono le circostanze che possono sostenere una malattia improvvisa (si può sempre scrivere una letterina al medico e all’inps per segnalare quanto accaduto).

Devo ammettere che questi errori sono stati commessi dal mio cliente, in buona fede e senza essere consapevole e cosciente di cosa stava facendo. Infatti non può rimproverarsi nulla, è solo stato consigliato male dall’Acli che avrebbe dovuto avvertirlo della possibilità che accadesse una cosa del genere.

  • Inoltre, a quanto pare, da quello che mi ha raccontato, il Patronato gli avrebbe suggerito di re-inviare un’altra lettera di licenziamento, in quanto la precedente era da ritenere nulla … perché al momento della spedizione la lavoratrice si trovava in malattia … Ma anche questa è un’informazione non corretta!
    La malattia non ha questo potere. La malattia fa è sospendere il periodo di preavviso fino alla guarigione del lavoratore. Ma non il licenziamento vero e proprio.

Infine, al mio cliente ho consigliato di aspettare l’avvenuta guarigione della lavoratrice e licenziarla immediatamente dal primo giorno di rientro dalla malattia pagandole la differenza del periodo di preavviso non goduto.

Questi spunti ti serviranno sicuramente e ti saranno utili, però ricorda che ogni caso è un caso a sé. E il voler fare da solo nella gestione del rapporto domestico può portare a mal di testa e notti insonni.

 

Ricorda…sii padrone in casa tua!!!

 

 

 

 

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